Il fatto della settimana - Lucchese, si gioca? No, forse, alla fine sì. Ma gli stipendi arriveranno davvero?

Il fatto della settimana - Lucchese, si gioca? No, forse, alla fine sì. Ma gli stipendi arriveranno davvero? TMW/TuttoC.com
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Oggi alle 00:00Il Punto
di Valeria Debbia

Settembre scorso: fischio finale di Spal-Lucchese, 2-3. Un successo importante, un presidente – Andrea Bulgarella – alla sua ultima apparizione ufficiale. Di lì a poco, la diagnosi di una grave malattia. Da allora, una lenta e travagliata uscita di scena, tra cure e riorganizzazione delle sue attività, dagli hotel alla società rossonera.

Nel frattempo, la squadra si ritrova a dover convivere con cinque mesi senza stipendio. Da ottobre a oggi, i giocatori hanno onorato il campionato, battendo perfino squadre di vertice come il 4-1 contro la Ternana. Ma la misura è colma: lunedì scorso era stato lanciato un ultimatum, e sabato, a Pontedera, la Lucchese non sarebbe dovuta scendere in campo se non fossero arrivati i bonifici.

Come già raccontato in questa sede sabato scorso, la tragicomica situazione societaria rossonera ha visto tre cambi di proprietà in pochi mesi. L’ultimo passaggio ha portato in scena Benedetto Mancini, volto già noto in diverse piazze italiane, con trascorsi a Catania, a Latina e non solo. Le sue prime dichiarazioni – “Il debito non mi spaventa” – non hanno rassicurato nessuno. L’unico atto concreto? Il prelievo, tramite un suo uomo di fiducia, dell’incasso dell’ultima gara casalinga: 2.000 euro, nemmeno sufficienti a coprire un mese di stipendi base.

Intanto la Corte Federale d’Appello ha confermato la penalizzazione di sei punti per irregolarità amministrative, respingendo il ricorso del club. E il 16 aprile incombe un’altra scadenza da 950 mila euro: se salta anche quella, arriveranno nuovi punti di penalità e si aprirà il capitolo fideiussioni.

La protesta dei calciatori era decisa: senza accrediti di denaro entro venerdì, niente partita. L’AIC ha sostenuto i giocatori in ogni passaggio, riconoscendo la professionalità dimostrata finora. Venerdì è poi arrivata una comunicazione formale della società, con la quale si annunciava l’emissione del bonifico per tre mensilità. Non un pagamento, ma una promessa. Così, lo sciopero - pur non trovando unanimità di consensi nella squadra, tanto che la decisione è stata presa solo in serata - è stato sospeso, in attesa comunque di verificare l’effettivo accredito (su cui aleggia molto pessimismo).

È evidente che la fiducia sia ormai ai minimi storici: la squadra ha infatti precisato che reagirà immediatamente se la parola data dovesse essere disattesa ancora una volta.

Nei giorni scorsi si era vociferato di una possibile soluzione "alla Taranto", ovvero con la Primavera in campo al posto della Prima Squadra. Ipotesi immediatamente smentita da Davide Marselli, allenatore del settore giovanile rossonero, che ha ribadito la volontà di proseguire regolarmente con il proprio campionato, rifiutando qualsiasi compromesso. “La Primavera non giocherà a Pontedera – aveva spiegato – sabato scenderemo in campo contro il Catanzaro, come previsto. E aggiungo: se non mi verranno saldate le spettanze entro il 31 marzo, mi fermerò fino a fine stagione”.

Come se non bastasse, è arrivata anche la chiusura del settore ospiti per la gara di Pontedera, con divieto di vendita dei biglietti per i residenti in provincia di Lucca, come da decreto del Ministero dell’Interno. L’ennesima privazione per una tifoseria che da troppo tempo subisce.

E giovedì, un altro segnale di difficoltà: la conferenza stampa di presentazione di Benedetto Mancini è stata annullata. Secondo il comunicato ufficiale, la decisione sarebbe stata presa per il “clima di ostilità” e i “pregiudizi” manifestati da parte della stampa locale. Ma la verità è che i fatti parlano da soli: dopo settimane di silenzi, non servono slogan ma risposte.

Giovedì, intanto, il Comune si è fatto vedere a Saltocchio: una delegazione composta da sindaco, vicesindaco e assessori ha fatto visita alla squadra. “Siamo con voi – ha detto il vicesindaco Fabio Barsanti se deciderete di non giocare, avrete il nostro sostegno. Non ci arrendiamo”. Parole importanti, in un contesto dove spesso le istituzioni si chiamano fuori. Perché qui non si tratta solo di calcio. Si tratta di rispetto, dignità, lavoro.

La Lucchese compie 120 anni. Una storia gloriosa, che negli ultimi 17 anni ha visto tre fallimenti, due ripartenze dalla Serie D e una addirittura dall’Eccellenza. Ora la sensazione è di essere sull’orlo del baratro, ancora una volta. E non è più accettabile. Non per una piazza come Lucca, non per dei professionisti che stanno dando tutto senza ricevere nulla. Non è un caso isolato, ma un campanello d’allarme per l’intero sistema. 

Nel frattempo, Nicola D’Andrea, nuovo amministratore delegato della Lucchese, è intervenuto con toni molto decisi ai microfoni di Toscanagol, parlando apertamente della situazione societaria: "Mancini sta cercando di salvare la Lucchese, ma il suo arrivo è stato accolto con ostilità. Siamo arrivati da pochi giorni e sembra che siamo noi il problema, casomai siamo la soluzione". Secondo D’Andrea, il conto societario risulterebbe pignorato, rendendo al momento impossibile qualsiasi bonifico senza incorrere in un illecito sportivo. "Se Mancini non pagherà – ha aggiunto – sarò io il primo a portare i libri in tribunale". A suo dire, l’intervista pubblica di Mancini è stata rinviata proprio su suo consiglio: "Prima si paga, poi si parla".