Sono 15 anni che si parla della favoletta della riforma. C’è solo una strada se si vuole sistemare la Serie C…
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Ancora lei. Ogni anno sempre la solita storia o solfa, a seconda dei punti di vista. Puntuale come una cartella esattoriale i dirigenti federali tirano fuori l’idea della riforma dei campionati come panacea di tutti. Di questo passo ci avranno messo meno tempo a fare il ponte sullo Stretto. Forse. Ma torniamo alle cose di casa nostra senza scivolare in tematiche architettoniche. La celeberrima riforma tra un po’ a furia di parlarne (senza però far nulla realmente…) sta per diventare maggiorenne. I primi a parlarne erano stati Mario Macalli e Archimede Pitrolo. Sarà stato il 2008 o giù di lui. All’epoca c’erano la Prima e la Seconda Divisione, in cui militava un giovane difensore come Francesco Acerbi (all’epoca al Pavia), oggi tra i più esperti e forti della Serie A con l’Inter. Basterebbe questo per raccontare e dire quanta acqua è passata sotto i ponti. Senza. Be accadesse niente.
Nel frattempo abbiamo avuti i casi Nocerina, Modena, Pro Piacenza, Catania ecc. Tutti club estromessi a stagione in corso dai campionati di competenza. Adesso potrebbe toccare al Taranto. Bisognerebbe chiedersi come si siano iscritte tutte queste squadre, se poi dopo pochi mesi avevano un piede nella fossa. Forse aveva già problemi in estate al momento di essere ammessi ai campionati di competenza. Così come sarebbe bastato stoppare i ripescaggi per 4-5 anni e avremmo avuto in automatico la riforma tanto decantata con 40 società a partecipare alla terza serie suddivise in due gironi da 20 ciascuno. Il primo dalla Valle D’Aosta alla Toscana, il secondo dalle Marche alla Sicilia. Talmente semplice ed elementare che infatti non è mai accaduto e forse accadrà mai. Un po’ come i nuovi stadi di Milano. Altra vicenda che sta diventando una leggenda metropolitana. Tra qualche anno ai figli e ai nipotini racconteremo invece di Pollicino la storiella della riforma dei campionati per farli addormentare. Buonanotte…
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